È l’1:40.
In realtà è già domani anche se a me sembra ancora oggi.
Dopo molto tempo, finalmente mi decido a iniziare a scrivere un blog.
Nessuno sa chi io sia, nessuno, tra quelli che conosco, potrà sapere mai che sono io, eppure… Per tanto tempo ho avuto timore.
Perché anche se internet ormai è diventato uno dei mezzi più anonimi di tutti, lo stesso, scrivere certe cose di me… E sapere che altri potrebbero leggerle, altri sconosciuti, altri che non mi conoscono, ma sempre altri…
Ma alla fine eccomi qui, incoraggiata dall’anonimato.
Voglio scrivere tutto quello che sento, tutto quello che penso, le sciocchezze, le stupidaggini e le cose serie, e le cose belle e le cose ciniche e la tristezza e la felicità e l’amore e l’odio e l’indifferenza…
E non importa più se potrà non interessare.
Inizio col dire che mi annoio.
A morte.
A volte mi sembra di morire.
Voglio morire.
In questi ultimi anni sono cambiata molto.
Lentamente, inesorabilmente, da quando sono entrata al Liceo, 2 anni fa, ho cominciato a cambiare.
E non mi sono più fermata…
Sempre peggio, sempre peggio… E pensare che in fondo, vorrei solo essere normale.
Eppure mi annoio. Ora mi annoio.
Ma ho iniziato con il piangere, quasi senza un motivo, andavo chiedendomi il significato del vivere, del mio vivere su questa Terra.
Volevo morire, morire, morire…
Ma poi mi sono stufata anche di questo e adesso solo a volte ci penso.
O meglio, ormai ho elaborato un’altra teoria.
Ma procediamo per gradi (anche se tutto questo è molto approssimativo, voglio soltanto dare un’idea della mia “evoluzione” o, se vogliamo, “regressione”, “disevoluzione”, “evoluzione al contrario” ecc ecc)
Piangevo ogni notte l’anima, fino a sentirmi male, non ne potevo più, mi addormentavo con gli occhi gonfi e odiavo andare a scuola, non ne capivo il senso, non capivo il senso di nulla (come ora del resto, potrei anche evitare di usare il tempo imperfetto!!) e per questo mi struggevo e pensavo che l’unica soluzione alla sofferenza, alla sofferenza di vivere, fosse la morte. L’annullamento di se stessi da questo mondo.
E allora non facevo che ripetermi queste parole, come un mantra, “verso la via della liberazione”.
Perché la morte doveva essere una liberazione dalle catene di questa vita.
Ma sono umana anch’io e alla fine l’istinto di sopravvivenza ha prevalso su di me fino a portarmi, senza che quasi me ne rendessi conto, ad un distacco emotivo da tutto e da tutti.
Semplicemente mi sono finite le lacrime, tutto il pozzo del mio cuore si è proscugato.
Ho pianto così tanto che anche adesso non riesco quasi più a piangere, a distanza di 2 anni.
Sono diventata totalmente apatica.
La noia si è impossessata di me e non potevo più fare niente. Oddio, non sono mai stata una persona costante, ma anche quella poca costanza che avevo, è svanita così, nel nulla.
Poi anche questa pian piano è andata affievolendosi per sostituirsi ad un menefreghismo consapevole.
Alla fine quello che sono adesso è semplicemente il prodotto di tutti questi stadi.
Però verso l’estate dell’anno scorso è sorto un nuovo problema, che mi sta logorando l’anima.
Ho deciso che dovevo dimagrire.
Dimagrire digiunando. Sono diventata una persona pigra.
Così ho iniziato a mangiare davvero poco e adesso il cibo mi ossessiona, me ne rendo conto.
Non posso mangiare nulla senza pensare alle calorie che assumo.
Non ho mai fame. Eppure vorrei sempre mangiare. Mi è iniziata una passione smodata per i dolci e non posso farne a meno, vorrei nutrirmi solo di essi. E così mi tromento tra il voler mangiare e il contenermi, tra il mangiare e il sentirmi subito dopo in colpa, grassa, obesa…
In quest’ultimo anno sono cambiata ancor di più.
Sono cambiata così tanto che se ne sono accorte anche quelle egoiste delle mie amiche (può essere che io sia ingiusta nei loro confronti)
Mi sono isolata sempre più, durante tutti l’anno ho cercato ogni volta una scusa per non uscire con loro, per non dover mangiare con loro, per non stare con loro…
Non so bene perché. Non è che io mi senta a disagio o che mi stiano antipatiche. Solo, preferisco stare sola.
Mi sono isolata, ho smesso di uscire con loro, tutta la vivacià che mi caratterizzava è andata via via scemando. Sono vecchia. E sono ossessionata dal cibo e dalla bellezza.
Penso alla morte e la morte può apparirmi come una cosa bella, se compiuta con eleganza.
Sono davvero ossessionata dalla bellezza e dall’eleganza. Eleganza di stile, di forme, di modi, di carattere (non sto parlando insomma di “vestire eleganti e basta”)…
Così ormai la morte non è più una liberazione dalla sofferenza quanto un mezzo di bellezza se con essa, preserverò la giovinezza…
Inizio a pensare di essere pazza.
L’anno scorso, quando aspettavo l’autobus alla fermata, per tornare a casa da scuola, mi vedevo sfrecciare veloci le macchine e i taxi, così veloci da sembrare unicamente macchie di colore. E pensavo, “come sarebbe facile fare solo un passo”… solo un passo… Ma non lo pensavo con sentimenti particolari, lo pensavo e basta, solo con una sorta di curiosità… Fare un passo… E basta. Chiudere gli occhi e fare un passo.
O anche immaginavo come sarebbe stato lanciare un cellulare o un i-pod sotto una macchina che sfreccia… vederlo sfracellarsi, distruggersi completamente, aprirsi, spaccarsi…
Col cellulare l’avrei anche provato a fare ma non è che abbia una famiglia così ricca da potersi permettere di trattare così i cellulari… L’i-pod poi non lo sacrificherei mai…
Comunque sia, ritornando al mio grande cambiamento, era per dire che adesso, da quando sono tornata da Parigi con 2 mie amiche per una vacanza d’inferno, sarà passato almeno un mese, che stiamo tutte in città, e io non le ho mai sentite.
Non è che non ci pensi.
Per me è una questione di possibilità. Io non posso.
Non so dire il perché, ma non ci riesco.
Ok, con questo per oggi concludo dal momento che sono le 02:22!!
Ma continuerò con il mio eterno monologo.
M.